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Scambi Nord - Sud

Ragioni di scambio

 

"L'economia mondiale sta rallentando e le prospettiva di crescita per tutti i paesi industrializzati non sono assolutamente buone. La conferma è arrivata ieri da Parigi: le nuove previsioni portano la firma dell'Ocse e sono state ricavate dall'andamento del superindice (un indice composito che sintetizza l'andamento di parecchi indici settoriali)trade.jpg sull'attività economica. Quello che emerge è che l'attività produttiva è in forte rallentamento in tutta l'area dell'Ocse. Il superindice, infatti, segnala una ulteriore flessione in dicembre a quota 99,1 punti, 0,3 punti in meno rispetto a novembre, ma con una caduta di 2,1 punti rispetto al dicembre 2006."

 

Le ragioni di scambio per i paesi industrializzati peggiorano e migliorano le ragioni di scambio per i paesi del terzo mondo.
Cosa sono le ragioni di scambio? Le ragioni di scambio sono il rapporto tra il prezzo medio delle esportazioni e il prezzo medio delle importazioni di un paese. Un paese vede migliorare le proprie ragioni di scambio se la merce che esporta ha prezzi superiori alla merce che importa. L’Italia ha buone ragioni di scambio nel vendere olio d’oliva all’estero perché si tratta di un prodotto ricercato e prodotto da pochi.
Come previsto giustamente da molti, i beni industriali sono in linea di principio producibili da tutti, viceversa le materie prime sono una risorsa finita e soprattutto allocata male. Pochi paesi possiedono il petrolio, ma molti possono produrre materiali sintetici, plastica e prodotti chimici, pochi possono produrre caffè, ma tutti possono tostarlo e rivenderlo.


Negli ultimi 50 anni le ragioni di scambio sono state favorevoli a pochi paesi occidentali, ditati di una considerevole potenza industriale e accesso ad un enorme bacino di materie prime gestite da un vasto numero di paesi che non avevano nemmeno i soldi per sfruttarle. Ma adesso le cose stanno cambiando; i paesi del terzo mondo, che prima vedevano nel commercio internazionale il modo per perpetuare lo sfruttamento e l’imperialismo del Nord, adesso si devono ricredere, le materie prime sono diventate la ragione di scambio più importante. L’accesso di nuove potenze economiche (Cina, India) ha aumentato la potenza industriale del globo. Il risultato è stato catastrofico per l’Occidente: prodotti a basso costo concorrenti e materie prime più rare così da peggiorare ulteriormente le sue ragioni di scambio nei confronti dei produttori di materie prime.

 

A questo quadro si aggiunge un ulteriore fattore irrilevante pochi anni or sono: la potenza finanziaria. Le potenze più dinamiche, quelle che guidano i trend nonché quelle che hanno plasmato il mondo, hanno abbandonato da tempo l’industria e hanno trovato in altri prodotti le ragioni di scambio favorevoli. Stiamo parlando dei paesi con i due centri finanziari più importanti del mondo (Londra e New York). Le ragioni di scambio consistono nei prodotti finanziari che sono ancora più redditizi dell’industria. E’ uno sviluppo più razionale dal punto di vista del capitalismo di rapina: crea pochi posti di lavoro, ma genera profitti straordinari e facili, permette di racimolare liquidità ovunque nel globo e rifornisce il paese di una tale capacità di credito e di liquidità, da renderlo insensibile al debito. Tutti si rivolgono a questi prodotti detenuti da pochissime banche specializzate: governi, élite e classe media dei paesi del terzo mondo vi si rifugiano per conservare il potere d’acquisto dei propri risparmi e/o delle proprie tangenti; la classe media dei paesi del primo mondo che cerca di assicurarsi una pensione (in Italia il Governo stesso ha promosso una simile iniziativa), enti locali, imprese che vogliono investire. Non c’è settore che non faccia ricorso alla nuova industria finanziaria. Gli altri paesi capitalistici stanno a guardare o seguono. L’esempio dei derivati, nel 2007 in Italia, è evidente: le banche italiane hanno truffato molti risparmiatori e PMI con i contratti swap. Pochi anni prima, però, le banche d’investimento anglo-americane avevano fatto lo stesso con le banche nostrane, che poi hanno deciso di rifarsi sui risparmiatori.

Anche i paesi leader del modello continentale (vedi Francia) sono oggetto di attacco da parte delle banche anglo-americane, che hanno ormai comprato la metà delle imprese quotate al CAC 40 (Borsa di Parigi). Non si tratta di una tendenza comune a tutti i paesi capitalistici, perché le imprese quotate degli Usa e della Gran Bretagna sono in mano agli stranieri rispettivamente solo per il 20% e il 30%. Il motivo è semplice: liquidità racimolata dans tous les coins du monde. Di questo modello non saranno certo contenti i cittadini (soprattutto americani) che non vedono un solo quattrino di questi enormi profitti, l’unico lusso concesso alle popolazioni anglo-americane è quello di potersi indebitare oltre ogni limite ragionevole. Il risultato l’abbiamo visto con la crisi dei sub-prime, questo indebitamento si risolve con una svalutazione della moneta (compressione del potere d’acquisto).
 

 

Valerio Quatrano