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Artista della lotta rivoluzionaria
di Gloria Sanchez
Granma, 6 ottobre 2007
“Può morire l’artista, specialmente quando è artista di un’arte tanto pericolosa come la lotta rivoluzionaria, però non potrà mai morire l’arte alla quale consacrò la vita e la sua intelligenza”.
Con questa immagine Fidel ha ricordato il suo indimenticabile compagno di lotta Ernesto Che Guevara nel 1967, durante la solenne celebrazione notturna per la sua morte in piazza della Rivoluzione. Sulla traccia di queste parole, la sala Martinez Villana, della UNEAC, presenta la esposizione “El poeta eres tu”, 25 fotografie già note di Osvaldo Salas, Liborio Noval e Roberto Salas che rendono omaggio al guerrigliero eroico nel 40^ anniversario del suo assassinio in Bolivia.
Così ha detto il premio nazionale di letteratura, Graziella Pogolotti, aprendo la mostra: “Fu creatore e poeta perché, come ha detto Fidel, si è fatto da sé e ha desiderato che gli esseri umani imparassero a costruirsi con la cura, il talento e la delicatezza di un artista. Questo invito ad autoemanciparsi, alla crescita permanente palpita nel profondo della sua opera ed è presente in quel senso della vittoria che non è la vittoria in un combattimento, ma la quotidiana vittoria di sé, dunque nella eternità” .
Questo piccolo gioiello grafico, curato da Lesbia Vent Dumois, contiene fotografie istantanee del Che in alcuni dei suoi momenti abituali, insieme al Comandante in capo e alla indimenticabile Celia, prese tra il 1959 e il 1964. Compaiono inoltre testi intimi scritti durante il soggiorno in Messico e in Guatemala, la maggior parte dedicati alla sua “vecchia”.
A lei, come si può vedere in “El poeta eres tu”, poté profetizzare: “Cara madre. Ora arriva, vecchia, quello che non ho mai evitato e sempre mi è stato gradito. Il cielo non si è fatto nero, le costellazioni non si sono spostate, né ci sono state inondazioni troppo insolenti né uragani; i segni sono buoni. Sono augurio di vittoria. Ma se si sono sbagliati, perché alla fine perfino gli dei si sbagliano, credo di poter dire come un poeta che non conosci: “Da solo proverò sotto terra il dispiacere di una canzone non finita”.