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Non se ne parla

israele.bmpIsraele - Nell'"unica democrazia" del Medio oriente si tollerano inaccettabili discriminazioni contro le donne. Un articolo de il manifesto che racconta le gesta della "Polizia della moralità" nelle città israeliane.

 

Povere Haredi

Tzipi Livni

tzipi-livni.gifIsraele - Lo ha rivelato il Sunday Times nell'edizione del 1° giugno, ma non ha destato alcuno scandalo: Tzipi Livni, attuale Ministro degli Affari esteri israeliano e probabile prossimo Primo ministro, sarebbe un'assassina. Negli anni '80 avrebbe militato nel Mossad e partecipato agli omicidi mirati dei dirigenti palestinesi che si trovavano in Europa. A sua discolpa, solo la cattiva educazione ricevuta dai genitori: entrambi terroristi sionisti, attivi nella Palestina degli anni 1940, sotto il mandato britannico. La notizia ripresa da Jeune Afrique, tradotta in italiano a cura di ossin.

 

(nella foto, Tzipi Livni)


Tzipi Livni, ex agente del Mossad


Tzipi Livni, ex agent du Mossad

Respinta

anita-mosca-2.gifIsraele - Per la seconda volta Anita Mosca è stata respinta alla frontiera di Israele. La regista napoletana, la cui unica colpa è il suo lavoro teatrale dedicato agli scrittori palestinesi, è considerata persona non grata nello Stato ebraico. Ci ha inviato una lettera che volentieri pubblichiamo, una testimonianza di quanto "l'unico Stato democratico del Medio Oriente" abbia paura della cultura e della verità.

 

(nella foto, Anita Mosca)


Respinta alla frontiera israelo-giordana

Identità

identità-ebraica-2.gifIsraele - Mentre Israele esige dai palestinesi  il riconoscimento del carattere esclusivamente ebraico dello Stato, il celebre storico israeliano Tom Segev presenta, nella sua colonna sul quotidiano Ha’aretz del 28 febbraio, la recensione di un libro del suo collega, il Prof. Shlomo Zand dell’Università di Tel-Aviv, che farà scalpore.
Il Prof. Zand sostiene che i palestinesi sono gli unici e veri discendenti degli ebrei del Regno di Giudea, distrutto dai romani nel 70 DC, mentre i sionisti neo arrivati altro non sono se non il prodotto del proselitismo religioso tra popolazioni turco - slave e germaniche, e che non avrebbero alcun “diritto alla terra”. Il libro svela le mistificazioni dei sionisti intese a creare un’identità ebraica nella diaspora.
http://www.haaretz.com/hasen/spages/959229.html

L'articolo é stato tradotto in italiano per ossin da Francesca Pollastro.

 

Un'invenzione chiamata "popolo ebraico"


 

 

Petrolio iracheno

photosmaryvonne002nl5-222.gifIsraele - Golda Meir diceva scherzando che Mosé aveva commesso un errore lasciando l'Egitto per insediare il suo popolo nell'unico posto del Medio Oriente dove non c'é petrolio. E infatti lo stato ebraico è, con il Giappone, uno dei più dipendenti dall'estero per le forniture energetiche. Da sempre cerca di impossessarsi del petrolio della Mesopotamia e, con l'occupazione nordamericana dell'Iraq, adesso forse ci sta riuscendo. Un articolo di Gilles Munier, segretario generale di "Amitiés franco-irakiennes", tradotto in italiano a cura di ossin.

 

(nella foto, Gilles Munier)


La sete di petrolio iracheno


La soif de pétrole irakien

Israele-Usa

netanyahu2.gif Israele – La notizia è oramai nota: un rapporto redatto dalle 16 agenzie di Intelligence nordamericane sostiene che l’Iran ha interrotto il programma nucleare militare fin dal 2003 (confermando le valutazioni del direttore dell’AIEA, el Baradei). E’ anche noto che Facciadibronzo-Bush ha già dichiarato che lui se ne frega e che, se Teheran ha congelato le ricerche nucleari, vuol dire che prima le faceva e che dunque è cattiva e deve essere colpita. Sono meno note le reazioni in Israele, frustrata nelle sue ambizioni egemoniche quando già assaporava una guerra che, indebolendo l’Iran, avrebbe messo fuori gioco l’unico stato in grado di tenerle testa, dopo la distruzione dell’Iraq.
Debka File è un sito israeliano che da anni fornisce analisi e informazioni provenienti (secondo il sito stesso) dai servizi di sicurezza israeliani. Ha pubblicato una “esclusiva” che riportiamo tradotta in italiano (a cura di ossin), dove si drammatizza la vicenda in modo esagerato, come se fosse un segno della rottura degli storici rapporti di amicizia con gli USA. Certo è propaganda, e anche pressione sulla Israel Lobby statunitense perché metta le cose a posto, ma l’invocazione finale di un “governo di emergenza nazionale” fa pensare ad un coinvolgimento nell’esecutivo di Benjamin Netanyahu, l’uomo giusto per sabotare i negoziati di Annapolis.

 

(nella foto, Benjamin Netanyahu)


In crisi le relazioni Israele-Usa


Il rapporto della Intelligence Usa (in inglese)