Algeria, al cuore del mediterraneo
Algeria Nicolas Sarkozy si reca nuovamente ad Algeri per sostenere la causa della creazione di una Unione Mediterranea, il suo progetto principale in materia di politica estera dopo il suo accesso alla presidenza francese nel Maggio 2007. Gli algerini lo ascolteranno con attenzione, ma aspettano di passare ai fatti.
L’Algeria, nel cuore del Mediterraneo.
Giungendo ad Algeri in occasione della sua prima visita di stato in Algeria, il presidente Nicolas Sarkozy sapeva di calcare il suolo di un paese situato nel cuore del Mediterraneo, questo “mare nostrum”, come lo definivano i romani, oggetto di contese da secoli. Egli si fa portatore del progetto di una Unione mediterranea (UM) già proposto durante un discorso pronunciato nel Febbraio 2007, a Toulon (nel Sud della Francia), in piena campagna elettorale, poi ripreso la sera della sua vittoria del 6 Maggio e quindi riconfermato a fine Agosto dinanzi la conferenza degli ambasciatori. Il tono non è cambiato, neanche il contenuto. Ad Algeri, come nelle altre capitali dell’Unione Europea (UE) sorprese dalla improvvisa adesione mediterranea da parte del nuovo patrono dell’Eliseo, nessuno si è mai lasciato ingannare. L’obiettivo strategico chiaramente manifestato è far ingoiare ai Turchi l’amara pillola del rifiuto categorico di Parigi di considerare, temporaneamente, l’integrazione del loro paese nell’ Unione Europea, offrendogli come magra consolazione la prospettiva della creazione di una Unione mediterranea della quale essi diventerebbero membri, e la partecipazione all’Unione Europea attraverso”partenariati privilegiati”. Una tale strumentalizzazione, all’insaputa degli alleati di Nord e Sud ed a servizio della diplomazia francese, la sola in Europa a rifiutare sin dall’inizio ogni possibilità di integrazione della Turchia nell’ Unione Europa, persino dopo di un periodo di prova andato dai quindici ai venti anni, aveva provocato diversi malcontenti. Presi alla sprovvista dalle macchinazioni elettorali e post-presidenziali di Sarkozy, questi stessi alleati avevano avanzato dei dubbi, senza opporsi apertamente al progetto. Avrebbero avuto bisogno di qualcosa di più che una professione di fede per aderire ad un discorso brillante, certo, ma con grandi lacune, e seguire passo dopo passo il capo dell’Eliseo. In Algeria, come a Bruxelles, i capi interessati erano rimasti all’ascolto, in attesa di qualcosa di più concreto.
« Sark-opaco »
Il vice-presidente dell ‘UE, responsabile delle relazioni estere, Benita Ferrero- Waldner, si era interrogata sulla poca sostanza di quel progetto preoccupandosi della propensione di Sarkozy a voler agire da solo. Il discorso sarkoziano, sebbene efficace nella forma e ricco di frasi allettanti, resta in effetti oscuro. Sarkozy afferma un concetto e il suo esatto contrario, ben lontano dal risolvere il dilemma sull’avvenire dell’Europa e le sue relazioni con il resto del mondo, lo rende difficile da interpretare, incerto e a momenti azzardato. Pochi elementi si sono attenuti alla problematica dell’Unione mediterranea. A momenti, Sarkozy lascia capire che quest’ultima sarà fondata su solidi organismi di collaborazione tra le due sponde del mare nostrum, a momenti fa riferire dai suoi porta voce che si tratterà piuttosto di un progetto simbolico anzichè reale, con un piccolo segretariato per la gestione di sporadici progetti. Esce fuori di scena il Consiglio Euromed permanente, a imitazione del Consiglio d’Europa, e gli alleati a lungo evocati nel discorso di Toulon qualche mese prima. Malgrado questa incertezza e le agitazione provocate, l’Algeria si è dichiarata a priori interessata al progetto mediterraneo di Sarkozy, senza tuttavia dargli alcuna garanzia, e soltanto se si tratterà di dare un nuovo volto a tutti i meccanismi di collaborazione esistenti tra l’UE e i paesi della riva sud del Mediterraneo. Coloro che promuovono il progetto Sarkozy lo definiscono di « impronta pragmatica basato su progetti concreti per le infrastrutture, l’ecologia, l’industria ed altro » e affermano di non farsi più « illusioni sul processo di Barcellona, che si è giocato le sue possibilità dal 1995, senza mai portare a nulla”.
Relazione a fior di pelle.
L’ Unione mediterranea rappresenta un valore aggiunto rispetto al processo di Barcellona ? Secondo l’esperto internazionale Amokrane Cherifi, “ le parti interessate sono sempre le stesse, mentre i problemi della cooperazione tra il Nord e il Sud del Mediterraneo sono sempre lì: Deboli progressi nelle trattative di pace nel vicino Oriente, liberalizzazione degli scambi di prodotti industriali e dei servizi da un lato, difficoltà di accesso al mercato dei prodotti agricoli dall’altra, rifiuto della libera circolazione delle persone con priorità per la sicurezza ed il controllo dell’immigrazione”. Il progetto dell’Unione mediterranea parla di co-sviluppo, ma gli investimenti del Nord restano concentrati sulle materie prime e nessuna Unione può impedire ad imprese fortemente autonome, di investire nell’industria del Sud. Il rischio è che questa Unione mediterranea appaia come portatrice di una egemonia politica, economica e culturale e, nel tempo, di conflitti, non a caso lo spazio mediterraneo rimane un punto strategico di contesa per l’Europa come per gli Stati Uniti. Sul piano bilaterale, i due paesi si sono preoccupati di lasciare da parte un argomento scottante : il riconoscimento solenne da parte della Francia dei crimini dovuti al colonialismo in Algeria. Sarkozy si era dimostrato categorico dopo il suo viaggio in Algeria nel Novembre 2006, in qualità di ministro degli interni. Il significativo gesto di pentimento reclamato da Algeri non arriverà da parte sua. Al contrario, in occasione della sua campagna elettorale (ma ciò non è una giustificazione) Sarkozy si è lanciato in difesa degli harkis e della radicale Organizzazione dell’esercito segreto (OAS) lasciando sconcertata questa parte di Mediterraneo. Il progetto del trattato di amicizia che avrebbe dovuto sugellare una pace ufficiale tra i due paesi è stato distrutto nel momento in cui Sarkozy ha dichiarato : « L’amicizia non ha bisogno di un trattato, nè di essere incisa nel marmo. » Ciò nonostante, il lavoro di commemorazione continuerà su due fronti a livello di storici, anche se Parigi non sembra decisa a collaborare e a restituire ad Algeri gli archivi che i suoi cittadini reclamano dal 1962. Dopo il gesto di buona volontà rappresentato dalla restituzione solenne da parte del capo di stato maggiore francese, il generale Jean.Louis Georgelin, dei piani dei campi minati impiantati durante la guerra d’Algeria lungo le linee Challe e Morice sulla frontiera tunisina, Parigi ha fatto sapere che gli archivi della colonizzazione (1830-1962), trasferiti in Francia dopo l’indipendenza, le appartengono e non saranno restituiti agli algerini. « Questi archivi fanno parte della sovranità dello Stato francese […] Sono di nostra proprietà e non li restituiremo alle autorità algerine », ha ribadito l’ambasciatore di Francia in Algeria, Bernard Bajolet. Egli ha concesso che tutt’al più i ricercatori algerini potranno consultarli sul posto in Francia. Per quanto riguarda i visti in Francia, Parigi ha preso delle decisioni per liberalizzare ulteriormente i “permessi di circolazione” (professionali) e mostrandosi più flessibile verso chi è sottoposto al diritto comune. Il consolato generale di Oran è stato riaperto ma Algeri stima che bisogna andare oltre sopprimendo i permessi in particolare per gli uomini d’affari. Sul piano economico, nulla sembra spostare la Francia dalla sua visione attuale, ma già consolidata, dei suoi rapporti con l’Algeria : prima il commercio, poi gli investimenti diretti e l’industrializzazione. Questi rapporti non vanno come potrebbero, anche se sono leggermente migliorati. Le imprese francesi restano focalizzate sul settore terziario. Prima dell’arrivo di Sarkozy, il patronato francese (Medef) ha lanciato delle accuse nei confronti di diversi responsabili algerini : «Poca voglia di concludere, senza idee chiare, non sanno esattamente che fine abbiano fatto tutti quei progetti annunciati con tanto clamore ». Da parte loro, tuttavia, i responsabili francesi riconoscono più apertamente di non essere disposti ad andare più in là con l’Algeria a prescindere da quali saranno le facilitazioni che gli verranno accordate. Alla fine, essi si dicono soddisfatti del livello raggiunto dai loro rapporti con l’Algeria come primi fornitori (ancora per il commercio), avendo come prospettive l’apertura del mercato finanziario e l’immissione sul mercato di alcuni gioielli algerini nel settore bancario (CPA) e delle assicurazioni. L’episodio Renault ha lasciato l’amaro in bocca a più di un dirigente algerino : scegliendo di stabilirsi in Marocco, il costruttore francese, che al contrario gli algerini si aspettavano di vedere nel loro paese, ha corso un rischio del quale non ha forse valutato tutte le conseguenze, nel momento in cui Algeri tenta di rilanciare la sua industria. Le centinaia di uomini d’affari francesi che accompagneranno Nicolas Sarkozy, si sono detti interessati alla manna algerina (100 miliardi di euro in riserve di cambio ed in entrate petrolifere in progressione rapida), ma gli imprenditori si sono ingegnati soprattutto a individuare nuovi settori dove potranno investire e nuove nicchie che potranno occupare. La Francia, per il momento, non ha altre ambizioni se non quella di tutelare la sua fetta di mercato in Algeria, corrispondente ad un 20%, che inizia tuttavia ad erodersi di fronte alla concorrenza europea ed asiatica, più forte. La Francia ha perso progressivamente, dal 2004, il posto di prima alleata economica dell’Algeria a vantaggio degli Stati Uniti, dell’Italia, della Spagna, della Cina e della Turchia. Essa attende ora che siano rinnovati i contratti di rifornimento nel GNL algerino, che scadranno nel 2012-2013. L’Algeria è il quarto fornitore della Francia per gas , equivalente a 10,5 miliardi di m3 all’anno, ossia il 16% del fabbisogno dell’Esagono. Questa collaborazione sarà ormai estesa al nucleare civile. Gli americani vi hanno già preso posto, ma Parigi non vede alcun problema in questa collaborazione, perchè essa “non prevede l’esclusività”, continua a ribadire Sarkozy agli algerini. Partigiano di lunga data di uno scambio tra il nucleare civile e il gas per aiutare la cooperazione della Francia con l’Algeria e, quindi, con il Maghreb, il capo di stato francese dispone di interlocutori all’altezza delle sue ambizioni, ma sa che la competizione è dura tra i contendenti. Areva per la Francia, General Electrics per gli Stati Uniti…
Italia, Germania…
Negli anni ’80, sapendo che non avrebbe potuto avere il primato del nucleare prima del 2020, l’Algeria decise di sviluppare delle centrali a gas per poter garantire il proprio rifornimento elettrico dandosi come obiettivo quello di portare le sue esportazioni di gas a 60 miliardi di m3 l’anno, soddisfacendo così la domanda nazionale. La nuova distribuzione in progetto passerà attraverso una ridefinizione delle poste energetiche nel Mediterraneo e la necessità di un avvenire energetico ed ambientale durevole. La garanzia dei rifornimenti riguarda tutti, compresi i paesi attualmente produttori, che devono prepararsi al dopo idrocarburi. Il presidente Bouteflika ha sviluppato questo tema in Sicilia alla presenza del presidente del consiglio Romano Prodi, in occasione della firma ufficiale dell’accordo per la costruzione del gasdotto sottomarino Galsi che collegherà l’Algeria con l’Italia per fornire 8 miliardi di m3 all’ anno di gas all’Italia, attraverso la Sardegna, a partire dal Maggio del 2012. “Si tratta di un accordo storico[…] di cui si parlerà a lungo, che ha creato delle condizioni per una sicurezza energetica” per l’Italia e l’Europa, hanno affermato fieri i capi italiani. Giorni prima, il presidente tedesco Horst Köhler discuteva della stessa problematica per la sicurezza energetica in Germania e dell’Europa durante una vista di stato ad Algeri. «Un affronto per la Germania e l’Algeria », ha affermato. Secondo i suoi vicini del Nord, l’Algeria, in ragione dei suoi giacimenti di gas e della sua vicinanza, resterà ancora per molto al centro del Mediterraneo e dei progetti di cooperazione che salteranno fuori un po’ ovunque.