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La Liberté, 15 dicembre 2007
Disprezzato alla macchia, il vecchio diventa kamikaze
Chi era Rabah Bechla?
di Madjid T.
E’ al centro di un isolato situato di fronte al commissariato del comune di Heuraoua (wilaya di Alger) che risiede la famiglia del vecchio Bechla Rabah, il terrorista autore dell’attentato contro la sede dell’ONU a Hydra.
E’ qui, in questo quartiere detto cité Sentouhi, a casa dei suoceri, che Cheikh Brahim, “ammi Ali” (zio Ali, ndt) per i vicini, si è installato nel 1993 con i suoi cinque figli, tre ragazzi e due ragazze nati da un secondo matrimonio dopo la morte della sua prima moglie. Il vecchio terrorista aveva già due figlie nate da un primo matrimonio contratto a Surcouf , nel comune di Ain Taya, negli anni ’80, quando emigrò nella regione dopo avere abbandonato il suo douar Bechachla, situato sulle alture di Bordj Ménaiel. Cheikh Brahim, che non assisterà alle esequie della sua seconda moglie deceduta nel 2004, ha soprattutto svolto il lavoro di venditore di frutta e legumi, prima di evolversi e specializzarsi nell’ingrosso, sempre nel commercio di frutta e legumi. La gente del suo quartiere non arriva ancora a credere che “ammi Ali” – non hanno alcuna notizia di lui da più di dieci anni – possa essere l’autore del massacro di Hydra. Molti dei suoi vicini sostengono di ignorare che Cheikh Brahim e Abou Othmane e “aami Ali” fossero in realtà una sola persona. Alcuni dicono che il vecchio fosse un personaggio piuttosto enigmatico che non frequentasse molto la gente. Altri affermano che avesse un temperamento collerico e che si arrabbiasse per un nonnulla, ciò che spiegherebbe i suoi molteplici insuccessi in tutto quello che intraprendeva. E’ stato d’altra parte il suo carattere impulsivo che ha provocato la sua partenza precipitosa dal suo douar Bechachia di Bordj Ménaiel per trasferirsi nella regione di Ain Taya.
E’ certo che il cheikh sarà negli anni ’90 un semplice simpatizzante sciolto del FIS, come lo era la maggior parte della gente del suo quartiere. Secondo altri sarebbe stato profondamente integralista, ma da qui a immaginare che alla sua età si sarebbe dato, qualche anno più tardi, alla macchia ce ne corre parecchio, precisa uno dei suoi vicini.
Minorato psicologicamente a causa delle multiple delusioni della sua vita sociale, Bechla Rabah decide nel 1996 di lasciare il focolare domestico per darsi alla macchia a Bouzegza. Ma il futuro kamikaze non sarà di alcuna utilità per gli “emiri” che l’hanno accolto. Secondo alcuni pentiti Cheikh Brahim, come lo chiamavano, sfoggiava una tale fragilità che era impossibile affidargli una missione sul terreno o integrarlo in azioni terroriste. Sarà messo allora a disposizione di Abou Haytem, alias Abdelhamid Saadaoui, che era all’epoca il braccio destro di Hassan Hattab, ma anche l’emiro della katiba El-Ansar.
Questi, non sapendo che farsene di un uomo attempato, lo metterà in quarantena per qualche mese prima che fosse recuperato dall’emiro Nabil Sahraoui. Dopo la morte di quest’ultimo, Cheikh Brahim sarà ancora una volta alla mercé di Abou Haytem, uomo forte dell’ex-GSPC.
Sarà affidata al vecchio terrorista la missione simbolica di spiare la sistemazione delle forze di sicurezza sul troncone El-Gheicha-Ouled Aissa, passando per Ouled Larbaa, ad est della wilaya di Boumerdés. Secondo alcuni pentiti che l’hanno conosciuto, il vecchio terrorista passerà cinque anni, dal 1997 al 2002, a svolgere questo lavoro, armato solo di un vecchio fucile ed una granata. Per non cacciarlo dal gruppo, i capi terroristi, per rispetto della sua età, gli hanno affidato incarichi secondari, sebbene continuasse coi suoi capricci e la sua suscettibilità da adolescente a mostrarsi sempre insopportabile.
Il futuro kamikaze di Hydra sarà affidato nel 2004 al seriat El-Merikh, diretto allora da Ghemati Khaled detto Abou Ahmed (ucciso nel marzo 2007) per continuare ad occuparsi di compiti subalterni.
Ingombrante e sentendosi inutile, Cheikh Brahim diventerà un depresso bisognoso di prendersi una rivincita su sé stesso. Non sopporterà più di essere trattato come un buono a nulla o un fanalino di coda, da qui la decisione di offrirsi volontario per questa missione kamikaze.
Questo terrorista che non si sentiva affatto fiero del suo percorso alla macchia voleva in qualche modo essere “riabilitato”.
Il suo nome non appariva su nessun documento legato agli affari di terrorismo trattati dal Tribunale di Boumerdès in questi due ultimi anni.
Ma provocando la morte di bambini, scolari e donne, questo terrorista ha dimostrato la sua vigliaccheria e la sua debolezza, seguendo l’esempio dei suoi mandanti. Ricordiamo che il Tribunale di Boumerdès ha condannato, poco più di un mese fa, un terrorista di 73 anni a 20 anni di prigione senza condizionale per adesione ad un gruppo terrorista. L. Boubekeur, originario della wilaya di Relizane, era considerato come il più vecchio terrorista dell’ex GSPC e lavorava anche lui per il katibat El-Ansar.