La guerra e i lavavetri
C’è qualcosa di tragico, oltre che ridicolo, nelle iniziative di certi sindaci contro i lavavetri. Forse di ripugnante.
Sia per il fatto in sé, togliere la possibilità di racimolare qualche euro a sfortunati che non hanno altri mezzi, sia per le ragioni con le quali si cerca di giustificare l’iniziativa: addirittura la difesa della legalità, la difesa dei cittadini contro le aggressioni alla loro tranquillità.
La tranquillità dei cittadini è messa a rischio da molte altre cose, ma non si è mai visto uno di questi sindaci “coraggiosi” (da un po’ di tempo chiunque dice una idiozia viene definito coraggioso) emanare ordinanze contro gli sciami di motorini che quotidianamente disturbano la quiete pubblica e creano un serio pericolo per l’incolumità dei cittadini. Non lo si è mai visto multare i commercianti che invadono abusivamente il suolo pubblico o combattere gli ingiustificati aumenti dei prezzi al consumo. Nè si è mai vista una seria campagna contro l’abusivismo edilizio.
La differenza tra lavavetri e motociclisti, tra lavavetri e commercianti è che i primi non votano.
Noi pensiamo che la legalità si difenda con la giustizia, dunque diffidiamo di quelli che colgono ogni occasione per indossare l’elmetto. Pensiamo che la guerra, anche solo contro i lavavetri, sia un esercizio di forza che non produce niente di buono se non l'aumento della insicurezza.
Poi c’è il ministro di polizia Giuliano Amato che esalta la ricetta newyorkese della “tolleranza zero”, quella che è riuscita a mettere in galera tutti i percettori di redditi inferiori al dollaro al giorno. Dice il ministro di polizia che la legalità si difende così, ma tace del fatto che già le galere sono piene di gente che non è per niente pericolosa: duplicatori di cd e dvd, fumatori di spinelli, contrabbandieri di sigarette, emigranti clandestini.
E tace anche del fatto che nessun evasore fiscale, nessun imprenditore responsabile della morte sul lavoro dei suoi operai, nessun costruttore di ecomostri, nessun commerciante che alza ingiustificatamente i prezzi abbia mai varcato i portoni delle patrie galere.
Quella del ministro di polizia non è una strategia per la legalità, è solo il tentativo di dare una risposta al senso di insicurezza dei cittadini senza pagare alcun prezzo politico, prendendosela coi più deboli, con quelli che non contano niente.
I ricchi sono diventati esigenti, vogliono tutto per sè e non vogliono pagare le tasse, che servono sì agli sprechi della politica, ma soprattutto a rendere servizi ai più deboli. E i loro sindaci si adeguano, arrampicandosi sugli specchi per nascondere la verità.
E’ così in tutto l’occidente. Il mondo si divide sempre più tra ricchi e poveri e, nel mondo dei ricchi, vincono i Sarkosy, i Berlusconi (ma Giuliano Amato è la stessa cosa, e forse anche altri), i Bush. Leader arroganti e ignoranti della condizone della povera gente, ma che rappresentano benissimo quella parte di mondo che vuole continuare a essere ricca a scapito di tutti gli altri.
La loro scelta di guerra diventa sempre più convinta mano a mano che si dimostra sempre più perdente. La crescita ininterrotta è insostenibile e prima o poi si dovrà porre mano alla redistribuzione equa delle risorse tra tutti i popoli del mondo. Però i ricchi e grassi popoli dell’occidente non ne vogliono sapere, vogliono continuare a strafogarsi di cibo e a spendere altrettanto per le diete, preferiscono dare da mangiare ai loro cani piuttosto che ai bimbi poveri.
La loro guerra è quella dei ricchi contro i poveri, ma la loro ignoranza è pari a quella di Maria Antonietta che, agli albori della rivoluzione francese, si domandava perché i parigini manifestassero per la mancanza di pane quando ci sono anche le brioche.
Prima o poi faranno la stessa fine.
Nicola Quatrano