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La Libertè, quotidien d’Alger – 16 dicembre 2007
Il dettaglio che turba gli inquirenti
Attentato suicida di Algeri
di Madjid T.
Da una fonte vicina all’inchiesta sull’attentato dell’11 dicembre, le portiere dei veicoli a bordo dei quali si trovavano i due kamikaze erano saldate con diverse sbarre di ferro incrociate, in modo da impedire ai due kamikaze di abbandonare i veicoli nel caso in cui si fossero rassegnati all’ultimo minuto a rinunciare alla macabra operazione
Così i mandanti che non avevano, sembra, alcuna fiducia né sicurezza dei loro kamikaze hanno deciso chiaramente di imprigionarli all’interno dei loro veicoli imbottiti di esplosivo. Questo dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, che quello che l’ex-GSPC, non la finisce di vantare come “le motivazioni e l’entusiasmo” che animano i suoi reclutati per le operazioni kamikaze non sono infine se non elucubrazioni e fantasie, addirittura uno specchietto per le allodole destinato ad ingannare sia l’opinione pubblica nazionale ed internazionale, che i loro maestri ispiratori di Al-Qaida.
La scelta di utilizzare un sessantenne minorato psichico ed uno spacciatore plurirecidivo non può che confermare questa verità che suona come una smentita agli argomenti usati da Droukdel e compagnia (Abdel Malik Droukdel, nuovo comandante di Al-Qaida per il Maghreb, ndt). I due kamikaze non erano d’altra parte minimamente preparati a questo genere di operazioni, perché non hanno tentato in alcun modo di evitare il bus che trasportava gli studenti né i numerosi passanti, tra cui molti bambini. Questo dimostra che l’ex-GSPC, contrariamente a quanto sostiene, trova molte difficoltà a reclutare giovani per realizzare i suoi massacri. La maggior parte dei kamikaze già utilizzati negli attentati sono stati reclutati in nome della “causa irachena”. E’ in nome della “liberazione dell’Iraq” che l’ex-GSPC, attraverso la via traversa delle sue filiere di reclutamento, riesce a reclutare dei giovani sfaccendati che non esita a utilizzare invece per commettere attentati in Algeria. D’altro canto, il camion di marca JAC utilizzato per l’attentato di Hydra e che apparteneva ad un gioielliere residente a Rouiba, sarebbe stato comprato a Tidjellabine per la somma di 59 milioni. Ed è il kamikaze Bechla Rabah ed uno dei suoi accoliti, che ha presentato come suo figlio, che si sono occupati della tranasazione utilizzando inoltre falsi documenti. Quanto alla somma usata per l’acquisto del veicolo, dovrebbe provenire dai soldi che sarebbero stato versati, poco più di cinque giorni fa, da un commerciante di Bordj Ménaiel ad un gruppo terrorista attivato nella stessa località. Questo gruppo che aveva rapito uno dei figli del commerciante avrebbe richiesto due miliardi di centimes per la sua liberazione. I rapitori si sono poi accontentati di 800 milioni di centimes. Ci si interroga se questo gruppo fosse in contatto col vecchio terrorista Bechla Rabah, di cui si sa che anche lui è originario di Bordj Ménaiel. Così sembra sempre più probabile che i due attentati sarebbero stati preparati da katibate (articolazioni del GSPC, ndt) attivi al livello delle wilaya (articolazione amministrativa dello Stato algerino, ndt) di Boumerdès e di Alger.