Editoriale Tel Quel 13/19 settembre 2008
Ancora la “mancanza di rispetto al re”?
“Mancanza di rispetto al re”. E’ il capo di imputazione che ha significato per Mohamed Erraji, 32 anni, una condanna a due anni di prigione ferma. Dopo un processo sbrigativo al Tribunale di Agadir (interrogatorio di polizia giovedì 4 e venerdì 5 settembre, comparizione davanti al giudice, processo e verdetto lunedì 8), l’imputato, che non ha avuto nemmeno il tempo di nominare un avvocato, è stato direttamente spedito alla prigione di Inezgane. Ancora inebetito per quello che gli era capitato, vi ha trascorso qualche giorno prima di ottenere la libertà provvisoria giovedì. L’appello è fissato per il 16 settembre ed il giovane rischia fino a 5 anni di prigione.
Mohamed Erraji è un blogger di talento, giornalista e cronista per hespress.com. E’ stata una cronaca pubblicata su questo sito web, dal titolo “il re incoraggia il popolo all’assistenza” ,che gli ha procurato tutte queste disavventure.
Mohamed è partito da un aneddoto, riportato da un quotidiano, secondo il quale il re Mohammed VI, in uno slancio spontaneo di generosità, avrebbe concesso una licenza di taxi ad un vigile urbano di fronte al quale si è trovato, mentre conduceva la sua auto con a fianco il principino Moulay Hassan.
Da qui egli svolge tutto una argomentazione che tende a dimostrare che la politica dei doni reali (sia che si tratti di licenze, che di lotti di terreni) allontanerebbe i marocchini dalla strada del lavoro e dell’impegno, facendone un popolo di assistiti. Concludendo con una profezia: se il futuro Hassan III perpetuerà gli stessi comportamenti del padre, il Marocchini non potranno sperare di uscire dall’assistenzialismo prima del “regno di Mohammed VII”.
Ecco tutta la questione.
Cosa si rimprovera a Mohamed Erraji? Di avere stigmatizzato l’economia di rendita, tante volte condannata dallo stesso re? Lo Stato di diritto deve garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità nel beneficiare dei beni pubblici. E’ inconfutabile: la distribuzione di favori a piacimento del sovrano costituisce una ingiustizia economica flagrante. Di qui a dedurne che i Marocchini sono “un popolo di assistiti che non sono disposti a fare nessuno sforzo”, non c’è che un solo passo, tanto più che i professionisti delle elemosine reali impiegano una energia folle per riuscire a trovarsi lungo i percorsi di Mohammed VI e trasmettergli direttamente le loro doglianze. Ma va bene, la sfumatura è minima, e non invalida per niente il senso del messaggio: l’economia di rendita è un fattore di sottosviluppo. Su questo Mohamed Erraji ha cento volte, mille volte ragione.
Scrivere che “il re incoraggia il popolo all’assistenzialismo” non è mancanza di rispetto. È un’opinione politica. E è per questo che Mohamed è stato gettato in prigione. Questo si chiama delitto di opinione ed è insopportabile, inaccettabile. Quale messaggio il giudice di Agadir ha voluto inviare? Che ogni critica della politica reale è un sacrilegio in sé, anche se fondata e ragionevole? Questo sarebbe un grave arretramento rispetto al margine di libertà conquistato a caro prezzo dai giornalisti dopo l’ascesa al potere di Mohammed VI.
O forse, quello che si rimprovera a Mohamed Erraji è di aver citato Hassan III e Mohammed VII… In altri termini, d’essersi proiettato in un futuro lontano, dopo la morte del re attuale e anche del suo successore. Può ben essere che gli adulatori di Sua Maestà, guardiani del rispetto che gli è dovuto, vi abbiano visto un attentato alla “sacralità”, perfino all’”immortalità” reale… Se così è, è ancora più tragico.
Che la sorte di tutti i giornalisti e cronisti di questo paese sia affidato alle interpretazioni folli di cortigiani fuori del tempo, che non sanno distinguere tra realtà e simbolo, è assai inquietante per le nostre (fragili) libertà.
Speriamo che la Corte di Appello corregga la grossolana precipitazione del tribunale di prima istanza. Altrimenti l’affaire Erraji farà il giro del mondo (già ha cominciato a farlo). Una cattiva pubblicità di cui la monarchia non ha proprio bisogno…