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La Liberté, quotidiano di Alger. 13 dicembre 2007
Editoriale
L’11 settembre
di Djilali Benyoub
Dal 1995 il governo ha teso la mano per tre volte ai sanguinari, dalla Rahma (la clemenza, ndt) alla Concordia civile fino alla Riconciliazione nazionale, ma non sembra disponibile a riconoscere il fallimento del suo tentativo di “mani tese”.
E’ forse lontano il tempo dei massacri collettivi del GIA, ma gli Algerini continuano a morire senza troppo sapere il perché.
Il fallimento delle politiche di riconciliazione è evidente. Dal 1995, il governo ha teso la mano per tre volte ai sanguinari, dalla Rahma (la clemenza, ndt) alla Concordia civile fino alla Riconciliazione nazionale, ma non sembra disponibile a riconoscere il fallimento del suo tentativo di “mani tese”.
Nei peggiori momenti degli anni 1990, il GIA, che ha inaugurato gli attentati con le auto imbottite di esplosivo, non ha potuto oltrepassare i limiti delle zone che oggi il suo erede, il GSPC, riesce invece a colpire facilmente. Rilassamento? Il Ministro dell’Interno lo riconosce. Nulla di più. Perché la verità è che con gli attentati di Algeri, i più sanguinosi da un decennio, il GSPC risponde alla “mano ancora tesa” del governo con un bagno di sangue. Non si riesce ad ascoltarla questa risposta? Gli Algerini vivono questa risposta che risuona come una eco a spirale. Per una volta che la radio ha dato loro parola, essi hanno all’unanimità e con parole nude, espresso smarrimento, ma soprattutto criticato la riconciliazione nazionale.
E’ anche il fallimento della diplomazia algerina che si attarda in giustificazioni e spiegazioni davanti alle ONG, fino al punto che quelli che si chiedono “Chi uccide chi?” si permettono di reclamare ispezioni nelle caserme del DRS (Servizio segreto algerino, ndt)! A un passo dal chiedere di non uccidere “i poveri terroristi rifugiati alla macchia”.
Tuttavia la Spagna, il Regno Unito, gli Stati Uniti… ognuno di questi paesi ha avuto il suo proprio 11 settembre, l’Algeria ha avuto diritto ai suoi 11 settembre. Come un ciclo infernale.
E ognuno di questi paesi ha adottato misure che non si fanno tanti scrupoli del rispetto dei diritti dell’uomo e delle altri capricci di ONG non imparziali. Ed hanno ottenuto dei risultati. E in Algeria si continua a coltivare una specie di vergogna a passare all’azione utilizzando tutti i mezzi, per non dispiacere ai difensori dei diritti dell’uomo, ai riconciliatori ciechi.
E’ tempo allora più che mai di passare all’opzione di sradicamento annunciata da Bouteflika il 5 luglio. L’opzione è oramai più che mai di attualità.