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Gli studenti

Tel Quel 26 luglio/2 agosto 2008

 

Cadi Ayyad. Gli studenti contrattaccano

 

Gli studenti arrestati durante le manifestazioni all’Università Cadi Ayyad, a Marrakech, hanno diffuso delle testimonianze che accusano la polizia di brutalità. Attualmente sono in sciopero della fame dal 10 giugno

 

“Mi sono nascosto con dei compagni sulla terrazza di un edificio della città universitaria, quando sono arrivati degli elementi del CMI (Corpi speciali della polizia marocchina, ndt). Volendo schivare un colpo di manganello, mi sono trovato nel vuoto, sospeso al muretto della terrazza, fino a quando i poliziotti non hanno cominciato ad assestarmi colpi sulle dita”. Abdelkébir Bahi, studente della facoltà di diritto di Marrakech, è caduto dal 4° piano. Diagnosi: frattura della colonna vertebrale. Attualmente si trova su di una sedia a rotelle.
Il dramma si è svolto il 14 maggio. Una manifestazione studentesca organizzata dall’UNEM (Union nazionale des étudiants marocains) sfocia in scontri con la polizia. I manifestanti si dirigono verso l’Università di Cadi Ayyad, dove ha sede il Rettorato. Obiettivo: consegnare al Rettore una lista di rivendicazioni, soprattutto l’aumento della borsa di studio a 1500 Dhirams. Le forze della CMI, inviate a contenere questa “marcia non autorizzata”, chiudono gli studenti nel campus. Candelotti lacrimogeni e colpi di manganello cominciano allora a piovere sugli ospiti della città universitaria che rispondono con lanci di pietre e bottiglie molotov. Risultati: edifici bruciati e 18 studenti arrestati. Interrogato sulla piega presa dagli avvenimenti, Moulay M’hamed Mirani Zantar, decano della Facoltà di diritto, non prende posizione: “Questa faccenda oramai riguarda solo le Autorità ed i detenuti”. Il 9 giugno viene emesso il verdetto per 7 di loro: un anno di prigione ferma ed un’ammenda di 1500 Dhirams. “E’ una condanna arbitraria – commenta Mustapha Rochi, uno degli avvocati – Perché condannare proprio questi sette studenti, quando a manifestare erano in centinaia?”. Gli altri undici arrestati attendono ancora il processo, Ma i 18 studenti, detenuti nel centro penitenziario di Boulmehraz a Marrakech, hanno avviato uno sciopero della fame dal 10 giugno, che dura fino ad oggi. Chiedono la revisione del processo, assicurando che le loro deposizioni sono state strappate con la tortura.

 

Tortura e umiliazioni

Dalle loro celle, i detenuti hanno fatto pervenire alle famiglie lettere nelle quali descrivono le condizioni del loro arresto e nelle quali si sono svolti gli interrogatori. E, nelle loro parole, ritornano di continuo i colpi, gli insulti e le minacce di stupro. “Un poliziotto ha appoggiato il manganello sul mio petto giurando che stava per stuprarmi – scrive Zagara Boudkour – Mi hanno riempita di botte prima di gettarmi un una cella tutta nuda, inondata del mio sangue”. Parla di umiliazioni anche la testimonianza di Hafid Hafidi: “I poliziotti mi hanno spogliato completamente, mi hanno legato per le mani ed hanno cominciato a darmi calci nelle parti intime”. Identica la testimonianza di Redouane Zoubairi, che aggiunge: “Un poliziotto mi ha infilato il dito in un orecchio, voleva con tutta evidenza bucarmi il timpano”.

Di fronte a tali accuse, le Autorità restano al momento silenziose. E malgrado diversi tentativi di contattarlo, il prefetto di polizia di Marrakech è rimasto irraggiungibile. Dal canto loro le famiglie dei detenuti non hanno atteso queste testimonianze per attivarsi. Fin dall’indomani dell’arresto dei loro cari, hanno messo in campo molte iniziative per trasmettere le loro rivendicazioni all’amministrazione penitenziaria, al procuratore del Re ed al Ministro della Giustizia. Senza risultati. “Ogni amministrazione scarica la competenza sulle altre – afferma Omar Arbib, membro della sezione di Marrakech dell’AMDH (Association marocaine des droits humans). I responsabili si passano di mano la patata bollente”. A far crescere la tensione, alcune associazioni di difesa dei diritti dell’uomo, AMDH e OMDH per prime, hanno solidarizzato con gli studenti e numerosi loro militanti hanno anch’essi aderito allo sciopero della fame degli studenti nella giornata del 18 luglio.
Al momento i sette condannati attendono la data del loro processo in appello. “Il processo è cominciato, ma viene continuamente rinviato a causa dello stato di salute dei detenuti in sciopero della fame – spiega Mohamed Masoudi, altro avvocato della difesa – Quanto a quelli che hanno rifiutato di firmare i verbali redatti dalla polizia, ignoriamo quando saranno giudicati”. Vicenda da seguire…