Cosa fare del surplus immagazzinato grazie agli aumenti del prezzo del petrolio? Una “casa di Dio”, secondo il presidente Omar Bongo. In un paese dove le infrastrutture sono notoriamente insufficienti e nel quale la maggioranza dei Gabonesi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese.
La Basilica della vergogna
di Athanase Legondjo
“C’è da credere che più i dirigenti di un paese sono incapaci di risolvere i problemi dei loro concittadini, più cresce la loro fede in Dio e li spinge ad azioni eclatanti”, ironizza Obuwendo. E’ un giovane studente dell’Università di Libreville venuto ad assistere – da curioso, precisa – alla posa della prima pietra, il 25 gennaio scorso, di quella che presto diventerà la basilica di Libreville. Come officiante di lusso c’è il Segretario di Stato della Santa Sede, Dominique Mamberti, inviato di Sua Santità, il papa Benedetto XVI, per benedire la prima pietra, e, al suo fianco, il grande iniziatore del progetto, il presidente gabonese Omar Bongo Ondimba, insieme ai suoi ministri tutti in alta uniforme,
Nutrimento celeste
“Ai Gabonesi che piangono miseria il presidente risponde con una basilica”, s’indigna Laure-Marie, membro di una associazione di lotta contro la povertà, che non riesce a comprendere come il presidente possa investire tanti miliardi in un tale edificio, mentre ne basterebbero molto meno per risolvere numerosi problemi che affiggono la popolazione. Ma è l’ora dell’euforia per i dirigenti del paese, e anche per il clero, che non la finisce più di elogiare la basilica e il presidente, che ha offerto questo “regalo” ad una comunità cattolica gabonese stimata in circa 500.000 anime.
L’edificio, così come appare nei grafici, suscita rispetto. Costruito, stando a quello che dice l’arcivescovo di Libreville, Basile Mve Engome, su una superficie di 30 ettari, l’opera sovrasterà la capitale e si farà ammirare dappertutto, per la sua forma particolare che simbolizza allo stesso tempo una colomba della pace e delle mani giunte, il tutto fino a 70 metri di altezza. La basilica è censita per accogliere 4500 fedeli ed il sagrato circa 10000. Questa “casa di Dio” offerta da Omar Bongo al suo popolo ha un costo: tra gli 80 ed il 120 milioni di euro, secondo diverse indiscrezioni. Esso dovrà essere sostenuto dallo Stato Gabonese attraverso una banca specializzata nel reperimento dei capitali, una certa Swiss Export Bank. Lo studio d’architettura ceco Helika sarà il capocantiere.
Le critiche si sono cominciate a far sentire fin dalla posa della prima pietra, a proposito dell’opportunità di un tale investimento proprio nel momento in cui si moltiplicano nel paese le azioni contro l’aumento del costo della vita. “Quando i lavori saranno terminati – si vanta l’arcivescovo sulla stampa – si dirà che era necessaria. Naturalmente il soldi avrebbero potuto essere spesi in un altro modo, ma l’idea è di avere una grande chiesa. Abbiamo già in qualche occasione riunito 6000 persone nelle strade di Libreville”.
Ci sono in Gabon dei cittadini che pensano, come il prelato, che col tempo la basilica di Libreville finirà col diventare l’orgoglio del paese, come la basilica di Notre Dame de la Paix di Yamoussoukro in Cote d’Ivoire.
“Tutto induce a credere che la basilica ivoriana abbia molto impressionato il presidente Bongo, che ha accettato la sfida a fare altrettanto nel suo paese – commenta un diplomatico gabonese in pensione – Bongo, che ha ambizioni di potenza nella sua qualità di decano dei capi di stato africani, si è fatto convincere di avere bisogno di investimenti di prestigio, come una basilica, per dare risalto alla sua statura attuale”: Per i partigiani del presidente, che non aveva apprezzato che il presidente ivoriano attuale, Laurent Gbagbo, avesse considerato Bongo “buffo”, si tratta di una buona rivalsa che il Gabon si prenderebbe sulla Costa d’Avorio, costruendo la sua basilica.
“Il prestigio si mangia?”, si chiede Damien, seduto davanti alla sua bancarella di pesce nel quartiere popolare di Lalala, dove le strade rigurgitano di ragazze costrette a prostituirsi per sopravvivere. “Questa basilica – dice fulminante – dovrebbe chiamarsi Notre Dame della vergogna. Nel momento in cui il prezzo del petrolio aumenta sul mercato internazionale, il nostro presidente pensa sia meglio interrare questo surplus in una basilica. E’ un insulto all’intelligenza dei gabonesi. Nel nostro paese manca tutto, scuole, ospedali, strade per collegare le diverse parti del paese, e tutto quello che il nostro paese trova di meglio da fare coi soldi del petrolio, è di costruire una chiesa. Che vergogna!”
Fato incerto
La comparazione con la basilica di Yamoussoukro avrebbe tuttavia dovuto ricondurre alla ragione gli iniziatori di questo progetto grandioso. L’edificio, che avrebbe inghiottito non meno di 250 milioni di euro, certamente costituisce l’orgoglio degli ivoriani, che pure l’avevano largamente combattuto all’inizio. Ma essa oggi non è più se non l’ombra di sé stessa, con una manutenzione sempre meno assicurata, e le sterpaglie tutto intorno dove gli allevatori fanno pascolare le loro mandrie di tanto in tanto. I sacerdoti Pallotini che custodiscono l’edificio affidato al Vaticano vedono passare sempre meno visitatori, giacché la gente che vive nei dintorni ha manifestamente altre gatte da pelare.
Certo la basilica di Bongo non sorgerà nel suo villaggio di nascita ma in piena Libreville, nel quartiere sovraffollato della Democrazia, un complesso eretto in altri momenti per ospitare un summit della defunta Organizzazione dell’unità africana. Ma chi può scommettere che, passato il primo momento di ammirazione, l’opera di Libreville non condividerà la stessa sorte di quella di Notre Dame de la Paix di Yamoussoukro? Vale a dire un edificio per la gloria di Dio abbandonata dagli umani, troppo occupati a lottare ogni giorno per la sopravvivenza.