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Lo sciacallo e i lupi

Afrique Asie, marzo 2008 – traduzione di Rosanna Cimino


Imad Moughnieh : Lo « sciacallo » e i lupi

 

di Subhi Hadidi


Era stata messa una taglia sulla sua testa da quarantadue servizi segreti internazionali e medio orientali. La causa: Il suo campo d’azione era geograficamente vasto. Le operazioni che egli ha condotto personalmente o pianificato spaziavano da Beirut a Buenos Aires (Argentina), passando dal Kuwait ed altre capitali. Quale di questi quarantadue servizi segreti è riuscito alla fine ad assassinare Imad Fayez Moughnieh, alias « Hajj Radhwane », il dirigente militare più eminente di Hezbollah libanese, e che occupava probabilmente il secondo posto nel partito, subito dopo Hassan Nasrallah, suo segretario generale? Stando alla logica, sarebbero i servizi segreti israeliani a trovarsi sul banco degli accusati. Per innumerevoli motivi, ma preoccupiamoci dei due principali.


Israele…e gli altri
Il primo motivo è dato dal fatto che lo stato ebraico sembra il più interessato all’eliminazione di Moughnieh, soprattutto in questa fase. Quest’ultimo rappresenta infatti  un’ importante forza sfavorevole ad Israele nella misura in cui, oltre alla sua presidenza al Consiglio del Djihad (al-majlis aljihadi) – un posto equivalente a quello di comandante in capo negli eserciti regolari -, era stato appena incaricato dal regime iraniano di assicurare il coordinamento sicuritario tra Hezbollah da un lato e Hamas e Djihad islamica dall’altro (Afrique Asie Gennaio 2008, p. 7). A ciò si aggiunge il fatto che Moughnieh era l’ufficiale di collegamento tra questi tre movimenti e i Guardiani della rivoluzione iraniani. I rapporti hanno rivelato che Moughnieh é stato ucciso pochi minuti dopo aver partecipato ad una riunione segreta tra Khaled Mach’al, capo della direzione politica di Hamas, Ramadhane Shallah, segretario generale del Djihad islamico, Ali Hassan al-Khalil, vice presidente del Movimento Amal, Hussein Khalil, uno dei dirigenti di Hezbollah e l’ambasciatore iraniano a Damasco, Hojjatoul Islam Sayyid Ahmad al- Moussaoui.
Il secondo motivo che spinge a puntare il dito verso i servizi israeliani, è il metodo utilizzato. Il loro modo di operare sofisticato richiede in effetti un modus operandi proprio di servizi segreti dotati di mezzi tecnologicamente molto avanzati, sperimentati e capaci di seguire la loro preda nel tempo. Tanto più che Moughnieh lavorava in incognito e utilizzava false identità, meritandosi in questo modo il soprannome di “sciacallo” attribuitogli dalla CIA. Inoltre, nonostante il blocco totale imposto dalle autorità siriane sulle circostanze dell’assassinio, il fatto che Moughnieh sia stato ucciso senza che nessuna delle sue guardie del corpo sia stata toccata o uccisa, dimostra a quali livelli fosse precisa la scelta del bersaglio.
Accusare i servizi segreti israeliani di questo assassinio, probabilmente col sostegno logistico di altri servizi nordamericani o occidentali, non dovrebbe comunque escludere la probabile complicità di altri servizi, compresi quelli siriani. Sono infatti circolate informazioni secondo le quali sembra che Imad Moughnieh, nell’esercizio delle sue nuove funzioni di coordinatore tra la Guardia rivoluzionaria iraniana da un lato e Hezbollah e i movimenti djihadisti dall’altro, si sia spinto oltre quello che gli era consentito dal “codice d’onore” stipulato con il regime di Damasco. Quest’ultimo Un codice che imponeva a Moughnieh di informare i servizi segreti militari e il loro capo Assef Chawkat in persona su ogni minimo dettaglio di questo coordinamento.
D’altra parte, se un giorno dovesse essere confermata la colpevolezza dei servizi segreti siriani per l’assassinio, tre anni fa, del primo ministro libanese Rafic Hariri, con il sostegno logistico dell’apparato di sicurezza di Hezbollah, non c'è dubbio che il futuro tribunale internazionale che dovrà giudicare gli assassini avrebbe chiamato  a testimoniare, tra gli altri, Imad Moughnieh.
La pista iraniana, sebbene poco probabile, non è comunque da scartare. Difatti la sicurezza di Moughnieh era garantita da tre organismi : innanzitutto quella assicurata dai servizi iraniani, seguiti da quelli di Hezbollah, e infine dai servizi siriani. Il recente allineamento dei Guardiani della rivoluzione sulle posizioni di Ahmadinejad, con tutto quello che ciò implica in termini di una nuova distribuzione dei ruoli ai vertici del potere, e in particolare tra i corpi di sicurezza, potrebbe essere la causa dell’assassinio. Ciò spiega di certo perchè il vice ministro degli affari esteri iraniani, Ali Redha Cheikh Attar, abbia dichiarato che Damasco e Téhéran avevano creato una commissione di inchiesta congiunta sull’assassinio di Moughnieh.


Smentita siriana
Nonostante la smentita delle autorità siriane, la creazione di una simile commissione non è da escludere, quanto meno secondo fonti vicine ad Hezbollah. Ora, se questa commissione dovesse nascere, rappresenterebbe un’amara sconfitta personale per il generale Assef Chawkat, cognato del presidente, e anche per il corpo dei servizi militari che egli comanda da tre anni. Ma dopo il sorvolo da parte dei bombardieri israeliani della residenza estiva del presidente Bachar al-Assad  a Lattaquié, il bombardamento di un sito militare vulnerabile a Deir Ez-Zor, nel Nord Est del paese e l’assassinio di Moughnieh nel pieno centro della capitale, Damasco, in un quartiere che raggruppa numerosi servizi segreti siriani, cosa resta della sicurezza del regime e di quella degli alleati che ospita?