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Il Mattino

IL MATTINO - 5 agosto 2007

 

Controlli a un posto di blocco: sequestrata l’auto. Il magistrato: provocazione perché difendo il popolo Saharawi
 
 

GIUSEPPE CRIMALDI Formalmente è un uomo libero, un turista come tanti: nessuna autorità di polizia gli ha finora notificato alcun provvedimento e tantomeno imposto di lasciare il Paese. Ma per Nicola Quatrano - magistrato in servizio presso l’ufficio Gip del Tribunale di Napoli - queste sono ore difficili, scandite da continui timori ma soprattutto da un ricordo: quello che lo riporta al novembre 2006, quando fu trattenuto per ore dalla polizia di frontiera marocchina in una saletta dell’aeroporto di El Ayoun, prima, e nella stanza del suo albergo poi. La storia sembra ripetersi, oggi. A Quatrano - giunto dieci giorni fa in Marocco con la famiglia per trascorrere un periodo di vacanze - la polizia ha infatti sequestrato l’auto noleggiata ad Agadir all’arrivo dall’Italia. E non solo. Nelle ultime ore - denuncia il gip - si starebbero susseguendo una serie di strani episodi: controlli da parte di agenti in borghese della polizia marocchina, sia per strada che all’interno dell’hotel in cui alloggia , sempre più frequenti. «Provocazioni evidenti», le definisce Quatrano, che troverebbero origine nel dichiarato impegno da parte del giudice napoletano in favore del popolo Saharawi, sul cui territorio (il Sahara occidentale) il Marocco vanta prerogative dopo l’occupazione militare del 1976 cui ha fatto seguito una dura repressione che ha costretto quella gente all’esilio forzato verso campi profughi al confine con l’Algeria. Un popolo di vinti, insomma. L’impegno di Quatrano verso gli esiliati maghrebini è da tempo noto. E questo il governo di Rabat lo sa bene. Di qui il sospetto che, ora, le autorità stiano rendendo la vita difficile a un cittadino italiano che si è spinto a rappresentare le esigenze legate al ripristino dei diritti civili dei Saharawi perorandone la causa persino davanti alle Nazioni Unite: Nicola Quatrano intervenne alla IV Commissione dell’Assemblea generale dell’Onu sulla decolonizzazione, a favore del popolo spodestato della sua terra. Ma torniamo a quello che sta succedendo in queste ore in Marocco. Quatrano ha riferito di essere stato bloccato venerd? a un posto di blocco (mentre viaggiava con la moglie, due figli e un’amica della moglie) a Laajoune, nel Sahara occidentale appunto: dopo aver esaminato i documenti gli agenti hanno sostenuto che la polizza assicurativa della Fiat presa a noleggio ad Agadir non corrispondeva a quella stessa vettura. Per questa ragione gli hanno sequestrato l’auto, lasciando - era tarda sera - il magistrato e la sua famiglia sul ciglio di una strada provinciale molto distante dalla città e poco frequentata. A un più approfondito controllo, per?, Quatrano si è reso conto che la polizza era invece regolare; e che la società di noleggio aveva eventualmente soltanto omesso di riportare il numero di targa della vettura sui documenti, limitandosi a trascriverne il numero di matricola. Al consolato generale italiano di Casablanca - allertato dallo stesso gip, subito dopo il sequestro - la polizia ieri avrebbe in un primo momento ammesso che si trattava di una piccola infrazione. Eppure, fino a ieri sera, nessuno ha restituito l’auto al magistrato. Responsabile del sito Ossin, che si occupa proprio dei diritti delle minoranze, Quatrano è stato più volte in Marocco proprio in qualità di osservatore internazionale, denunciando soprusi e illegalità ai danni delle minoranze locali. Proprio il giorno precedente al sequestro del veicolo, il gip aveva seguito, a Marrakech, il processo a carico di sette studenti saharawi, «arrestati - spiega Quatrano - per aver partecipato a manifestazioni pacifiche in favore dell'autodeterminazione in favore del loro popolo».

 


Consulente del Comune già fermato un anno fa 
 
 

Il giudice Nicola Quatrano in passato ha condotto come pm numerose inchieste sul fronte di tangentopoli. E poi passato al Riesame per poi approdare all’ufficio Gip. La storia di ieri ha un precedente: nel novembre 2006 quando fu trattenuto per ore dalla polizia di frontiera marocchina in una saletta dell’aeroporto di El Ayoun, prima, e nella stanza del suo albergo poi. Già in passato Quatrano si è recato in Marocco come consulente del Comune di Napoli e membro di un osservatorio internazionale che si occupa della tutela dei diritti

 


GLI ESILIATI MAGHREBINI
 
 

Il Sahara Occidentale - da sempre popolato dai Saharawi - è un territorio vastissimo (circa 266mila chilometri quadrati) che si affaccia sull’Atlantico e confina con Marocco, Algeria e Mauritania. Dopo l’occupazione militare ad opera del Marocco (1976) la stragrande maggioranza dei residenti vive nei campi profughi di Tindourf (Algeria), dove ha costituito uno Stato in esilio. Spesso giovani del Saharawi sono stati ricevuti anche a Palazzo San Giacomo (foto a destra)


INTERVISTA A NICOLA QUATRANO

 

«Non so bene che cosa stia succedendo... Ora ho un solo obiettivo: quello di lasciare il Marocco per riportare a casa la mia famiglia. Temo per loro». Chi conosce Nicola Quatrano sa bene che non è persona da lasciarsi facilmente impressionare e tantomeno intimorire dalle circostanze che lo circondano. Proprio per questo le sue parole, pronunciate al cellulare con tono che appare preoccupato, assumono un rilievo particolare. Giudice, dove si trova ora? «A Laajoune, nel Marocco occidentale. Insieme con mia moglie e i miei figli. E sto cercando un volo che ci riporti in Italia». Sta trovando problemi in questa ricerca? «S?. Da qui non sembra facile. E io, visto quel che sta succedendo, temo per la mia famiglia». Che cosa sta succedendo esattamente? «Quelle che nei primi giorni potevano sembrare come strane coincidenze ora stanno diventando vere e proprie provocazioni da parte delle autorità di polizia. Eravamo arrivati ad Agadir per fare le vacanze, il Marocco per me non rappresenta una meta nuova, qui sono stato altre tre volte, anche per conto del Comune di Napoli e di un osservatorio internazionale che si occupa di diritti civili». Com’è andata la storia del sequestro della macchina? «Marted? ho assistito a Marrakech ad un processo che vedeva imputati alcuni giovani del Saharawi, tutti imputati solo di reati di opinione. Qualche ora prima avevo inviato al procuratore generale di Laajoune una lettera per esprimergli preoccupazione per simili inchieste e per il trattamento riservato ad una ragazza che dopo essere stata pestata dalla polizia ha perso un occhio». E dunque? «Nel tornare in albergo, davanti a un posto di blocco che avevamo regolarmente passato già una decina di volte, siamo stati fermati. I poliziotti sostenevano che i documenti dell’auto noleggiata non erano in regola. Hanno sequestrato il veicolo, abbandonandoci su una strada poco trafficata quando era già sera tarda». Ha contattato le autorità diplomatiche italiane? «S?. Ma fino a questo momento l’auto non ci è stata restituita. Ora spero solo di riuscire a raggiungere un aeroporto». giu.cri.