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Nouakchott e il Maghreb

L’Expression – 5/11 settembre 2008

 

Nouakchott e il Maghreb

 

di Mohamed Chokri

 

Il Presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha, fin dal primo momento, manifestato la sua categorica opposizione al cambiamento avvenuto il 6 agosto scorso a Nouakchott, quando la Giunta militare diretta dal generale Mohamed Ould Abdelaziz ha rovesciato il presidente democraticamente eletto, Sidi Oueld Cheikh Abdellahi. Il Presidente (tunisino) Ben Ali e il colonnello Kadhafi, commentando all’indomani del colpo di Stato, hanno preferito evitare il problema, dando mandato al Segretario Generale dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA), Habib Ben Yahia, di seguire da vicino la situazione e di tenerli informati sull’evoluzione degli avvenimenti.
Quanto al Marocco, ha dato prova della più grande prudenza, mostrandosi discreto nell’analisi e nei commenti. Si considera infatti direttamente coinvolto negli avvenimenti di Nouakchott, tanto più che il Re stava per recarvicisi a breve, dopo diversi rinvii.
In tutte le capitali maghrebine, ad eccezione di Algeri, le reazioni sono state dunque prudenti, contrariamente a quelle registrate a Bruxelles, Addis Abeba, Washington ed altrove, nella maggior parte chiaramente critiche nei confronti del colpo di Stato.
Queste esitazioni si spiegano col fatto che alcuni dirigenti maghrebini, soprattutto (il presidente tunisino) Ben Ali, sono rimasti scottati dall’esperienza del passato.
Nessuno ha dimenticato la reazione di Tunisi all’indomani del rovesciamento di Ould Taya e le sue conseguenze sulle successive relazioni tuniso-mauritane che si sono raffreddate. Sembra dunque normale lasciare tempo al tempo, e di affrettarsi lentamente in attesa che la situazione si chiarisca.
Già, quasi un mese dopo il colpo di Stato, l’opposizione politica diretta da Ahmed Ould Dada e la presidenza non sembrano avere ancora trovato un terreno di intesa per la formazione di un governo di transizione. La rivendicazione più importante formulata dall’opposizione, di vietare ai militari della Giunta di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali, non ha ottenuto l’approvazione dell’attuale presidente.
A questa rivendicazione, contenuta nella piattaforma dell’opposizione, se ne aggiunge un’altra non meno importante che chiede alla Giunta di stabilire immediatamente i tempi per la prossima elezione. Nel silenzio – interpretato da alcuni osservatori a Nouakchott come un rifiuto da parte dell’attuale presidente Mohamed Ould Abdelaziz – i quattro partiti che compongono l' opposizione democratica rifiutano di partecipare alla formazione di un governo di transizione.
Tra gli altri componenti della società civile è condivisa la condanna del colpo di Stato. Alcuni si spingono già da ora a prevedere che le prossime elezioni presidenziali porteranno nuovamente il presidente deposto, Sidi Ould Cheikh Abdellahi, alla magistratura suprema. Solo i sindacati operai hanno sostenuto fin da subito quello che hanno definito “il movimento riformatore” avviato il 6 agosto dal presidente Ould Abdelaziz.
Tale è l’imbroglio che caratterizza la situazione politica mauritana. Cosa che spiega largamente la prudenza di cui danno prova le capitali maghrebine. Solo l’Occidente fino ad ora ha alzato i toni, reclamando fortemente che i militari putchisti tornino nelle loro caserme.
L’ambasciatore degli Stati Uniti a Nouakchott, il presidente francese e presidente di turno dell’Unione europea, tutti hanno intimato al presidente putchista Mohamed Ould Abdelaziz di rispettare la Costituzione del paese.
Nei prossimi giorni si vedrà l’evoluzione di questo ennesimo colpo di forza che la Mauritania subisce oramai regolarmente.