Saturday, July 19, 2008    Register  •  Login
 
   
 
   
   
   
 
 

 

 

dossier2.2.jpg

 

 

editoriale1.jpg

 

 

archfot.gif

 

 

 

rubrica diritti.jpg

 

 

Sequestro auto

Immagine-046.gifLa provocazione

Sono ritornato a Laayoune da Marrakech nella tarda mattinata del 3 agosto. Altre 15 ore di autobus in compagnia di Brahim Dahane, il vicepresidente dell’ASVDH. Altra discussione col conducente per ottenere che mi lasciasse accesa la luce individuale.

Raggiungo la mia famiglia a Fam ElOued, la spiaggia di Laayoune, a circa 25 km dalla città. Abbiamo appuntamento per la sera con amici saharaoui, di cui preferisco non dire il nome. Alle 20.30 siamo già in viaggio, a bordo della Renault-Dacia noleggiata ad Agadir. Ci fermano al posto di blocco sulla strada verso Laayoune. E’ normale, è routine…

E invece no.

Il poliziotto ci chiede come al solito i passaporti, però questa volta il tempo passa e non ce li restituisce. 10 minuti, 15 minuti… gli domando se c’è qualche problema, mi risponde che la macchina è stata segnalata, non sa perché.

A questo punto arriva un’auto della Polizia giudiziaria, ne discende nientemeno che il comandante, il cui nome saprò in seguito essere Kharbouch.
Si avvicina a noi, ha un’aria avvezza al comando, mi ricorda in modo formidabile il maresciallo comandante del mio servizio militare: stessa bassa statura malvissuta, stessi pantaloni troppo stretti.
Mi domanda i documenti della macchina.

Qui occorre chiarire due cose: la prima è che è stato proprio in questo momento che abbiamo notato sopraggiungere un carro attrezzi, la seconda è che mai, prima di quel momento, ci erano stati controllati i documenti della macchina a noleggio.
Dunque il comandante Kharbouch aveva già deciso di sequestrare l’auto. Aveva solo bisogno di trovare una scusa.

La cerca nei documenti che mi ha chiesto di mostrargli. Li consulta avidamente, poi con aria di trionfo mi comunica che l’auto non è assicurata. Alla mia replica meravigliata, spiega che il numero segnato nel contratto assicurativo è diverso da quello della targa dell’auto. Me lo fa controllare, sembra abbia ragione.

In un primo momento ci credo, l’auto è stata noleggiata in una agenzia seria, ma naturalmente non posso escludere che ci sia davvero qualcosa che non va.
Resto sospettoso solo perché è del tutto evidente che il comandante ha deciso di sequestrare l’auto ben prima di accorgersi di quella anomalia. Penso si tratti della risposta delle autorità marocchine alla lettera che ho inviato al Procuratore Generale di Laayoune a proposito dell’incriminazione di Saddiq Boullahi e al mio viaggio a Marrakech per assistere al processo contro Soultana Khaya e gli altri studenti saharaoui arrestati il 9 maggio.

Comunque telefono all’agenzia di Agadir e il titolare mi assicura che tutto è in regola, parla anche col comandante, poi mi consiglia di dargli 100 dhirams per risolvere la vertenza. E’ cosi che si fa in Marocco con la polizia, ma questa volta la situazione è differente.
Temo che la provocazione possa andare oltre, pretendo allora che la macchina venga perquisita in mia presenza e si stenda un processo verbale dal quale risulti che non è stato trovato nulla (soprattutto armi o droga). La perquisizione riesco ad ottenerla, ma del verbale non se ne parla proprio. Né di quello relativo alla perquisizione, né di quello relativo al sequestro.
A un certo punto il comandante perde la pazienza, fa allontanare brutalmente mio figlio Daniele che tenta ancora di protestare e ordina che la vettura sia portata via.

Restiamo sulla strada, al buio.

Gli amici saharaoui vengono a soccorrerci. Sono indignati per il comportamento della polizia. Esaminiamo insieme i documenti dell’auto e sono loro ad accorgersi che davvero è tutto in regola.
Ce lo spiegano: in Marocco, quando si acquista un’auto, viene assegnata una targa provvisoria che verrà sostituita in seguito con quella definitiva. Il contratto assicurativo della nostra conteneva solo il numero della targa provvisoria, perché era stata stipulata prima della immatricolazione definitiva. Ma che questo numero provvisorio sia relativo proprio alla nostra auto, risulta dalla carta di circolazione, dove viene puntualmente menzionato.
 
Dunque il bravo comandante Kharbouch, il cui compito preciso era quello di sequestrarmi l’auto, non essendo riuscito a trovare una qualsivoglia irregolarità che giustificasse legalmente il provvedimento, se l’ è semplicemente inventata, approfittando peraltro della mia situazione di straniero all’oscuro delle prassi burocratiche marocchine.

Avverto gli amici italiani di quanto sta accadendo, mi forniscono un numero di emergenza dell’Ambasciata italiana, che immediatamente contatto. Mi risponde una cortese signora che mi assicura l’interessamento del Console generale.

La mattina dopo sono al Commissariato, vengo cortesemente introdotto nello studio del comandante Kharbouch. Anche lui è cortese. Gli spiego che l’auto è regolarmente assicurata e lui risponde che sì, ma che bisognava aggiornare il contratto di assicurazione aggiungendovi il numero della targa definitiva. Faccio presente che il sequestro mi sembra una sanzione spropositata per una irregolarità così modesta, che peraltro non può nemmeno attribuirsi a me, ma al proprietario dell’auto che me l’ha noleggiata. Mi assicura che non appena la situazione sarò sanata potrò riavere l’auto. Mi consiglia di recarmi in una filiale dell’agenzia di assicurazione per risolvere la questione, mi mette addirittura a disposizione un poliziotto per accompagnarmi. Sono le 9.00 del mattino.
Esco col poliziotto e in taxi facciamo il giro di Laayoune, poi ritorniamo al Commissariato. Il poliziotto spiega che non c’è in città alcuna filiale di quella compagnia di assicurazione. Mi muore in bocca la domanda sul perché, allora, ce ne siamo andati in giro per la città.
Il Comandante continua a mostrarsi gentile, mi consiglia di incaricare della questione l’agenzia di Agadir che ha noleggiato la vettura, mi fa ancora accompagnare dallo stesso poliziotto per indicarmi  un posto telefonico pubblico al cui fax possa ricevere il documento aggiornato.

Finalmente poco prima dell’una ritorno al Commissariato con il fax.

Il Comandante non c’è, il suo segretario mi informa che è stato incaricato di un servizio di ordine pubblico e non potrà essere libero prima delle sei. Posso tornare a quell’ora.
Capisco che vogliono prendere tempo, ma non riesco a comprenderne la ragione. Telefono al Console generale che si dichiara disponibile a intervenire personalmente. Mi richiama dopo qualche minuto: ha parlato col Comandante, che si è reso disponibile a risolvere subito la questione. Devo aspettare una mezz’oretta in commissariato in attesa del suo ritorno.

Dopo ¾ d’ora di attesa, in piedi, nel corridoio del posto di polizia, ricevo una telefonata dal Console generale. E’ sconcertato e preoccupato: il Comandante lo ha richiamato per dirgli che i suoi superiori gli hanno detto che l’auto non potrà essere restituita se non previa esibizione del contratto di assicurazione originale e che adesso il fax non gli basta più. Il titolare dell’agenzia di Agadir potrà inviarmi il documento a mezzo corriere.
Ma è sabato, non potrà parlarsene se non il lunedì successivo.
Avevo in programma di partire la domenica per Dakhla, la città più a sud del Sahara occidentale, quella dove la pacifica intifada del popolo saharaoui è più forte e diffusa. I miei amici mi spiegano che questa è la vera ragione del sequestro: le autorità marocchine non vogliono che vada in quella città, non vogliono testimoni della repressione poliziesca particolarmente forte a Dakhla.
Il Console generale mi consiglia di rinunciare al viaggio e di risalirmene al nord, di andare in Marocco, lontano dalla zona calda del Sahara occidentale occupato.
Mi dichiaro disponibile: di fronte alla dimostrazione di una forza senza ragione, di fronte alla prova che possono fare tutto quello che vogliono senza remore, non vale la pena tirare troppo la corda.
Il Console si impegna a comunicarlo al comandante.

Basta questo perché la situazione si sblocchi. Ricevo subito dopo una nuova telefonata del Console generale: il comandante mi aspetta in ufficio per restituirmi la vettura.

Sono le ore 16.00 del 4 agosto.

Vado in commissariato e il resto è routine burocratica. Tempi interminabili per stendere un processo verbale in arabo, che io firmo con la precisazione in francese che non ne intendo il contenuto. Mi accompagnano al deposito e mi restituiscono l’auto.
Ha una ammaccatura sul fianco sinistro ed è sparito il frontalino dell’autoradio. Poco male, poteva andare peggio.

Vengo a sapere che anche Hassanna DOUIHI è stato vittima di un episodio analogo. Hassanna mi ha ospitato a casa sua nel maggio scorso, quando sono andato a Laayoune per assistere al processo di appello contro Ennaama Asfari. Già in quella occasione, venne trattenuto alcune ore dalla polizia che cercava informazioni su di me e gli altri osservatori internazionali.
Adesso è successo lo stesso. Avevo visto Hassana qualche giorno prima, ero stato a casa sua per salutarlo e conoscere il suo ultimo figlio, nato da pochi giorni.
Il 3 agosto, intorno alle 14, poco prima del sequestro della mia vettura, Hassanna è stato fermato da alcuni poliziotti mentre era in auto. Gli hanno confiscato i documenti per costringerlo a seguirli nei loro uffici, dove volevano interrogarlo (evidentemente circa le ragioni della mia presenza a Laayoune). Lui ha rifiutato, considerando illegale l’azione poliziesca, e per tutta risposta si è visto sequestrare la vettura.

Insomma, a me e alla mia famiglia è capitato di sperimentare, in piccola parte e per una sola volta, quello che i saharaoui quotidianamente sono costretti a sopportare della repressione poliziesca attuata dalle autorità marocchine occupanti.

Gli amici italiani sono preoccupati, ricevo molte telefonate. Voglio ricordare quelle graditissime del Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, del presidente della Commissione Scuola del Comune, Sandro Fucito e del presidente della Commissione Cultura della Regione Campania, Luisa Bossa.

Il giorno successivo parto per Agadir e poi Essaouira, spiagge marocchine. Il viaggio a Dakhla non è cancellato, solo rinviato.


 Nicola Quatrano