Lo zar latinoamericano dell’antidroga
di Alberto Rueda
I presidenti Bush e Uribe ovunque vadano portano con sé la propria guerra personale contro la droga e il terrorismo. Forse il principale contributo del presidente Uribe al rafforzamento dell'organismo di integrazione centroamericano, il Piano Pueblo-Panamá che si è riunito questa settimana a San Francisco di Campeche (Messico), è stato la narcotizzazione della sua agenda.
Durante la riunione di Campeche la veemenza con la quale il rappresentante colombiano ha sempre affrontato la lotta contro la droga e il terrorismo non è diminuita, anzi è diventata ancora più aggressiva. Indirizzandosi agli altri delegati, ha lamentato la debolezza del suo paese come via di transito della droga: “Non facciamo nessun passo avanti se interrompiamo i voli della droga dalla Colombia, visto che la droga può uscire per mare e per terra o può essere imbarcata da altri paesi”.
Il PPP, che è l’acronimo di Plan Puebla Panamá , ha come obiettivo quello di innalzare il livello di vita delle popolazioni centroamericane, di potenziare il suo sviluppo economico, rispettare le diversità culturali ed etniche nella cornice dell’Iniziativa Mesoamericana dello Sviluppo Sostenibile e dell’Iniziativa Mesoamericana di Prevenzione e Intervento nei Disastri Naturali. Questo organismo è stato rilanciato con l’aggiunta di un altro ingrediente, la lotta contro la droga.
Tutti i media più importanti del mondo hanno concentrato la propria attenzione sulla discussione della lotta contro la droga di Campeche. Il principale responsabile di questo esito è stato proprio il presidente Alvaro Uribe. La lotta contro la droga è stata condotta con tale enfasi dal presidente Uribe che non sarebbe una sorpresa se il Congresso americano lo qualificasse con il nome di “zar latinoamericano dell’antidroga”, una qualifica che lo porterebbe al livello di un altro colombiano, il generale Rosso Josè Serrano, definito da Washington come il miglior poliziotto del mondo.
Senza dubbi il presidente Uribe ha sfruttato grandemente questa vetrina, infatti non solo ha rafforzato la sua alleanza con gli USA riconfermandosi alleato indispensabile, ma tramite la sua strategia di dividere le responsabilità della lotta alla droga ha riportato a casa un successo enorme.
Tutto ciò risolverà qualcosa?
A proposito di interrogativi, secondo voi i media ed il Governo colombiano avrebbero dato lo stesso peso ala notizia apparsa su El Universal del Messico: “Le FARC si infiltrano nella polizia di Costa Rica”, se fosse accaduto alla polizia venezuelana o ecuadoriana?
Traduzione a cura di Ossin.org