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brevi cenni

Brevi cenni sul caso Ocalan
di Enzo De Lucia

 

Il 15 febbraio 1999 Abdullan Ocalan, leader del PKK, mentre si recava all'aereoporto provenendo dall' ambasciata greca di Nairobi, fu rapito e condotto in Turchia con un aereo privato di proprietà di un uomo di affari turco. Un atto di pirateria internazionale, dopo una odissea durata settimane tra Damasco, Mosca, Amsterdam, Roma e  Atene. Il rapimento fu un' opera magistrale dei servizi segreti turchi, americani e israeliani. Dal 16 gennaio 1999 è tenuto prigioniero sull’isola di Imral. L’ex presidente del PKK è in stretto regime di isolamento.
Il suo stato di salute peggiora giorno dopo giorno e anche il Comitato contro la tortura del Consiglio d’Europa chiede che venga messa fine a questa tortura.
Tutti i prigionieri sono stati spostati altrove  e l’isola dichiarata territorio militare, ora vi risiedono 1000 militari e un solo detenuto, Abdullah Ocalan. 
Ocalan è rinchiuso in una cella di 13 metri quadri, la luce resta accesa 24 ore al giorno. Potrebbe ricevere i suoi avvocati una volta alla settimana per la durata di un’ora, ma dal 2002 arbitrariamente non vengono concesse le  visite, adducendo i più svariati motivi: maltempo, rottura dell’imbarcazione, vento forte, etc.  I suoi parenti stretti possono fargli visita una volta al mese, ma anche loro, quando si presentano al molo d’attracco delle navi, arbitrariamente non vengono fatti partire.
Due volte al giorno Ocalan ha il permesso dell’ora di aria, in un spazio delimitato da alte mura di 40 metri. 
In cella non c'è un televisore, e solo raramente gli vengono consegnati i giornali che gli portano  i suoi avvocati.  Gli è consentito tenere in cella solo solo tre libri contemporaneamente, unica fonte di informazione permessa è  il canale radiofonico statale TRT. La posta è censurata e solo raramente gli viene consegnata. Non gli è permesso rispondere alla corrispondenza ricevuta.

IL CPT (Il comitato del Consiglio d’Europa contro la tortura), in occasione di una visita ad Imrali, ha constatato le pessime condizioni fisiche e psichiche di Ocalan e esortato il governo turco  ad un miglioramento delle condizioni di detenzione, ma sinora non vi è stata da parte del governo turco nessuna risposta.
Una volta alla settimana viene visitato per 15 minuti da una commissione di tre medici, per conto del Ministero della Salute.  Si tratta di medici generici e le visite si limitano alla misurazione della pressione e dei battiti cardiaci e ad un controllo esterno generale.  Non sono mai stati fatti esami accurati, ne radiografie o altri indagini.
Ocalan ha richiesto la visita di una commissione internazionale di medici, ma la sua richiesta non è stata mai accolta.
Ocalan ha seri problemi di salute, quali un forte ascesso in capo di forma tumorale e grossi problemi di respirazione.
Di recente gli avvocati difensori di Ocalan hanno tenuto una conferenza stampa nella quale hanno dichiarato che sono state rinvenute tracce di elementi chimici quali lo stronzio e il cromo in misura sproporzionata nei capelli di Ocalan, al punto tale che hanno parlato di avvelenamento.
Il governo turco ha smentito tutto.

 

Note biografiche
Abdullah Öcalan è nato a Ömerli, un villaggio nel Halfeti-Distretto, Provincia di Urfa, nel sud-est della Turchia (kurdistan), nel 1948. Ha studiato scienze politiche all'università di Ankara e terminato con successo i suoi studi, entrando nell'amministrazione civile.
Influenzato dalla terribile situazione del suo popolo, cui il governo turco negava il diritto di coltivare la propria identità culturale (divieto di usare la lingua curda, proibizione dei cognomi curdi), Abdullah Öcalan divenne membro attivo delle associazioni culturali democratiche dell'est e di quelle che promuovevano i diritti del popolo curdo. Nel 1978, due anni prima del colpo militare, veniva fondato il Partito degli operai del Kurdistan e Abdullah Öcalan ne diventava il capo.
Nel 1984, il partito degli operai del Kurdistan (PKK) ha iniziato la guerra di resistenza contro le forze di governo in Irak, Iran, Siria e Turchia, per ottenere l’indipendenza della nazione curda. Il conflitto, nella sola Turchia, ha provocato circa 30.000 morti. Il PKK ha dichiarato in diverse occasioni dei cessate il fuoco unilaterali, sempre ignorati dal governo turco.